Notiziari ed altre pubblicazioni

ALPINI CORPS AND ALPINI NATIONAL ASSOCIATION

The corps of Alpini was born in Italy on 1873 for to defend the Alps mountains; unfortunately Alpini were in the 1^ and in the 2^ word wars (in Russia  with 45.000 deads).

The Alpini National Association was born on 1922; the Association has 300.000 members in Italy end in various Nations in the word (with italian emigrants). Parma is territory of Alpini with 5.000 members; Parma has the first gold medal of Alpini for military valour.

Collecchio’s Group of Alpini has about 200 members with same joungs. The activities of Alpini are:

  • to remember and to maintain the italian traditions;
  • to help the neighbour in difficulties;
  • sporting activities (ex.: ski, run in mountain, target – shooting);
  • singing with chorus.

Alpini of Collecchio have the Chorus with 25 members, have the Team for fire protection end environmental conservation with 18 volunteers members by accord with Municipality of Collecchio end Italy Government, are present to ski competitions of Association.

Alpini of Collecchio have made house of Association on 1986 for their activities on the public land; the Municipality of Collecchio is owner of  house.

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ANNIVERSARIO A BERCETO (2002 – 2017)

Quindici anni orsono a Berceto si ebbe un giorno memorabile. Nell’ambito dell’ “Anno Internazionale della Montagna” le Penne Nere bercetesi vollero rendere omaggio ed onore a due valorosi concittadini del 4° Reggimento Alpini, caduti nel 1915, decorati al Valore Militare (a loro è dedicato la sede associativa ed il Gruppo locale): Ferdinando Olari e Carlo Pasquinelli.

  1. Ferdinando Olari; nato a Berceto nel 1897, è caduto il 23 ottobre 1915. La Medaglia di Bronzo gli è stata conferita con la seguente motivazione: “Nonostante il pericolo, si spingeva contro i reticolati nemici per sfondarli, ma quando aveva iniziato con la maggiore abnegazione l’ardua impresa, cadeva colpito a morte”.

 

  1. Carlo Pasquinelli; nato a Berceto nel 1890 è caduto il 1 ottobre 1915. Gli sono state conferite la Medaglia di Bronzo e quella d’Argento. La prima ha la seguente motivazione: “Facendo parte di un drappello, nonostante la vigilanza ed il continuo fuoco nemico, arditamente si spingeva contro i reticolati avversari, vi collocava e faceva brillare tubi esplosivi, aprendo un varco”. Medaglia d’argento: “Si distingueva in combattimento per la tenacia con cui cercava di distruggere i reticolati avversari. Ferito, continuava nel suo compito, incitando i compagni a persistevi”

 

La cerimonia del 2002 ha avuto luogo presso la sede del Gruppo Alpini di Berceto; dopo l’Alzabandiera e la deposizione di una Corona d’alloro ai Caduti, i parenti dei due Alpini “andati avanti” (Nello Pietrantoni residente a New York, nipote di Olari, e Carlo Pasquinelli di Berceto, suo omonimo)  hanno scoperto una lapide a loro dedicata. Le motivazioni delle onorificenze ai Caduti sono state lette dal Sindaco Avv. Vittorio Cagna e dal Capogruppo  A.N.A. Cav. Paolo Calzi. Il Rettore Don Luigi Adani ha benedetto la lapide.

Alla commovente cerimonia erano presenti varie Autorità; la Sezione Alpini di Parma era rappresentata da Vicepresidente Eugenio Magri. Oltre trenta erano i gagliardetti dei Gruppi Alpini, anche da fuori regione. Dopo la S. Messa, celebrata nel Duomo del paese, ha avuto luogo l’orazione ufficiale effettuata dal Comm. Annibale Agnetti, Reduce dalla guerra di Russia.

 

F. Olari e C. Pasquinelli

Un’immagine della cerimonia del 2002 con l’allora Capogruppo Calzi ed il Sindaco Cagna

RICORDI DI VAGLIA: (dall’autore M. Donelli) – “Mi è venuta l’dea di descrivere alcuni ricordi della mia fanciullezza trascorsa a Vaglia (dal 1962 al 1964) mediante foto, fumetti da me disegnati  e testimonianze. Le situazioni presentate sono immagini indelebili dei pochi anni della mia vita che ho trascorso molto spensieratamente in questo ridente paese dove mio padre era Maresciallo dei Carabinieri. Per il suo ruolo io dovevo “dare l’esempio”, ma spesso non ci riuscivo, anzi trascinavo i coetanei in situazioni talvolta “al limite”, ma sempre all’interno della naturale vivacità posseduta dai ragazzi. Si potranno trovare in questa pubblicazione, ad esempio, giochi del tempo, alcune figure a me rimaste impresse ed eventi significativi. I miei rapporti con il paese sono rimasti alquanto frequenti soprattutto fino a quando Don Mario Martinuzzi è stato Pievano e tuttora con Siro Bartolozzi con il quale sono molto amico. Don Mario, oltre che della mia famiglia trasferitasi in Emilia, con alcuni parrocchiani fu ospite degli Alpini di Collecchio per diverse volte; durante una di queste, nel 1987, il Sacerdote celebrò la S. Messa “al campo” davanti alla nuova sede sociale in occasione di un Raduno alpino. Egli guidò molti vagliesi nel corso di una gita a Parma e dintorni. I contatti epistolari e non con questo esemplare Sacerdote furono numerosi. E’ nota la sua dedizione alla comunità di cui era Pastore; ad esempio, non esitò, nel 1988, a dare il suo contributo fondamentale per la ricostituzione della Misericordia di Vaglia, insieme a pochi altri fra cui il padre di Luciano Galeotti, attuale Presidente del Sodalizio, e Riccardo Tarlini; una realtà di Volontariato che opera tuttora con grande slancio ed efficienza nel territorio mugellese. Il  Gruppo Alpini di Collecchio intervenne con il proprio gagliardetto ai funerali  di Don Mario celebrati dal Vescovo di Firenze nel settembre 2007.  Con questa pubblicazione ho cercato di dare il mio contributo da ex vagliese ricordando, nel contempo, le tante persone che, come diciamo noi Alpini “sono andate avanti”, non ultimo proprio Don Mario Martinuzzi. Desidero ringraziare la Misericordia di Vaglia, con particolare riferimento al Presidente Luciano Galeotti, ed i parrocchiani che hanno concretamente contribuito ad organizzare un evento per ricordare Don Mario accogliendo con sincera ospitalità i collecchiesi intervenuti per l’occasione.” Il testo è stato predisposto per la visita del Coro del Gruppo a Vaglia (FI).

STORIA A FUMETTI: questa pubblicazione ha lo scopo di proporre ai lettori la cronaca degli eventi legati al Gruppo Alpini di Collecchio a partire dal 1976, anno della sua costituzione, in una veste particolare  cioè sotto forma di vignette. Si potranno trovare i nomi di tanti Alpini, di Autorità civili e militari, di  Religiosi, di comuni cittadini che hanno avuto a che fare con la storia ultraquarantennale del Sodalizio collecchiese; con tale modalità non si vuole essere irriverenti nei confronti i tanti che hanno operato nel Gruppo Alpini e che tuttora lavorano alacremente perché le tante attività messe in campo abbiamo successo.

Chi desidera la pubblicazione cartacea può richiederlo a M.. Donelli – 333 8130255.

PARMA E DINTORNI – viene presentata una breve descrizione della città di Parma e del territorio fra di essa e Fornovo Taro, compreso quello di Collecchio; sono proposte diverse immagini fotografiche. Alcune di queste si riferiscono anche ad altri luoghi della provincia. Queste informazioni possono essere utili quando, capita non dir rado, il Gruppo di Collecchio riceve la visita di amici provenienti da altre zone d’Italia o dall’estero.

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Campagna di Collecchio agosto 2015

Quattro immagini “agostane” del territorio collecchiese e dintorni (la classica pianura Padana): la campagna riarsa, dopo una cultura e  la successiva aratura, un torrente (il Baganza) in secca, uno stoccaggio  in fattoria di balloni di fieno ad uso delle mucche da latte e l’obbligata irrigazione dei campi di erba medica.

 

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Altre immagini del territorio collecchiese: una coltivazione di pomodori detto “l’oro rosso”), una di mais, una vigna con uva bianca sulle colline di Segalara (fra Ozzano taro e Gaiano), dove è insediata l’importante Azienda del settore “Monte delle Vigne”, la vista della valle del Taro fra Collecchio e Medesano dalla stessa zona.

SEMPRE ALPINO è il notiziario annuale del Gruppo Alpini di Collecchio che viene distribuito  ai soci. ed ad altre persone interessate. La redazione è composta da Maurizio Donelli, e da Aldo Facchinelli. Il notiziario è stato ripreso nel 2012., dopo alcuni anni di assenza, con lo scopo di migliorare la comunicazione con soci ed altri soggetti vicini all’A.N.A.

A questo link è possibile vedere i numeri più recenti del notiziario ed altre importanti pubblicazioni inerenti la vita del Gruppo di Collecchio.

SEMPRE ALPINO 2017       

Chi desidera il notiziario cartaceo può richiederlo a M.. Donelli – 333 8130255. Euro 8,50

SEMPRE ALPINO-2016-17   img727

SEMPRE ALPINO 2015-16    img302

SEMPRE ALPINO 2014.-15    img303

SEMPRE ALPINO 2013-14     img313

STORIA P.C. DEGLI ALPINI DI COLLECCHIO E DI GAIANO

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Chi desidera una copia chiamare M. Donelli – 333 8130255

STORIA DEL CORO: chi desidera una copia del libro sui venticinque anni del Coro degli Alpini di Collecchio, ora “culliculum Coro A.N.A.” diretto dal M° R. Fasano, chiamare M. Donelli – 333 8130255

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STORIA DEL GRUPPO ALPINI DI COLLECCHIO: chi desidera una copia del libro (ancora disponibile in pochi numeri) chiamare M. Donelli – 333 8130255 – Il testo ha 162 pagine ed oltre 800 immagini – Euro 12,00

Maurizio Donelli e la copertina del libro (da Gazzetta di Parma) IL CORO A FUMETTI: l’autore delle vignette è il Responsabile del Coro. Si diletta nel tempo libero a disegnare fumetti su vari argomenti.

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LA TRAGEDIA DI CEFALONIA E DI CORFU’: il socio del Gruppo Fabrizio Prada, Presidente dell’Ass. Naz. Reduci e Famiglie Caduti Divisione Acqui – Sez. di Parma, ci ha consegnato diversi numeri del libro dedicato alla tragedia che ha colpito i militari di stanza a Cefalonia ed a Corfu’ nel 1943. Sono disponibili presso la sede del Gruppo Alpini (cell. 333 8130255).

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ECHI DELLA GRANDE GUERRA

Le donne nella Grande Guerra*

Nella primavera del 1915, mentre i soldati italiani si avviavano ai campi di battaglia, un secondo esercito cominciava a combattere una guerra particolare;: si trattava di una truppa formata da centinaia di migliaia di donne di ogni età che fu impegnata notevolmente in vari settori come la produzione industriale per sostituire gli uomini partiti per il fronte.

Erano, come detto, donne anziane e giovani, ricche borghesi e proletarie; in genere le più benestanti (e per questo maggiormente istruite) erano Crocerossine ed assistevano i soldati feriti od ammalati; molte altre invece guidavano il tram, spazzavano le strade, lavoravano nelle miniere; svolgevano dei mestieri che non avevano nulla, soprattutto per il tempo, di “femminile” come il barbiere, il macellaio, il panettiere, il campanaro, l’operaio metalmeccanico, ecc.

Nei campi si caricavano di fatiche inenarrabili, riuscendo a mantenere adeguata la produzione agricola. Nelle fabbriche, soprattutto quelle che producevano materiale bellico, erano indispensabili per rifornire l’esercito di ogni tipo di materiale (es. munizioni, armamenti, ecc.).

Le donne più vicine al fronte di guerra erano occupate nel trasporto di derrate, soprattutto alimenti, ai militari in prima linea, correndo rischi notevolissimi per l’asperità dei luoghi e per la presenza di “cecchini” austriaci.

Le donne che non potevano o non volevano lavorare si prodigavano in altre attività; dettero luogo a Comitati civici, erano Madrine di guerra, assistevano le famiglie rimaste prive di sostegno o s’improvvisavano scrivane per gli analfabeti. Nel giro di poco tempo l’Italia fu interamente in mano alle donne., come del resto accadeva già da alcuni mesi negli altri Stati belligeranti.

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Crocerossina

 

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Operaie in una fabbrica di munizioni

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Donne impegnate nel lavoro dei campi

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Le valorose “portatrici carniche”; in 1500 portarono i rifornimenti (anche 30 kg ciascuna) in trincea oltre i 900 m. di altitudine; nel 1974 furono elevate al rango di “Cavaliere di Vittorio Veneto” dal Presidente della Repubblica O.L. Scalfaro.

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Donne addette ad “opere di bene”

*Le notizie e le foto sono tratte da una recente pubblicazione curata dalle Sezione A.N.A. di Verona.

L’ospedale militare di Collecchio

1915) –  All’entrata in guerra dell’Italia presso il collegio viene istituito e gestito dalle suore Orsoline un asilo per i figli dei chiamati alle armi del Comune per permettere alle mogli dei combattenti di lavorare.

1917) – Requisizione, nel marzo di quell’anno, del collegio da parte delle Autorità per installarvi un Ospedale militare specializzato per la degenza e la convalescenza dei malati di malaria. Le madri manifestano pubblicamente, si ribellano e si oppongono alla chiusura dell’asilo. Quest’ultimo e l’oratorio si spostano nell’edificio scolastico del paese, mentre le suore sono trasferite in diversi locali del territorio con disagio per l’attività educativa.

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Il collegio S. Cuore delle Orsoline in località Valli a Collecchio (foto da libro “Collecchio come eravamo” di Ubaldo Delsante).

Da “L’Istituto S. Cuore a Collecchio” – 2010 – testo a cura di Elisabetta Bernardelli e Cinzia Cassinari –  patrocinio del Comune di Collecchio e  della Provincia di Parma; fra gli scritti si segnala quello di Ubaldo Delsante

Nel 1915 il palazzo di Parma delle Orsoline fu adibito a ospedale militare; quando nell’aprile del 1917 quando fu organizzato l’ospedale militare centrale nell’ex convento dei Servi in via Saffi alle Orsoline venne chiesto del personale per assistere gli ammalati. Il Vescovo Mons. Conforti, a cui chiese consiglio  la Priora generale Madre Zileri, manifestò perplessità; egli comunque lasciò il giudizio definitivo a lei. La Priora dette “generosa” disponibilità.

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La Priora madre Zileri

Contemporaneamente il collegio di Collecchio, in località Valli,  fu adibito ad asilo infantile per i figli dei militari richiamati (su iniziativa di un comitato presieduto dal Principe Carrega – Bertolini). L’inaugurazione avvenne il 21 giugno.

Nel marzo 1917, fu requisito dalle Autorità militari per essere adibito ad ospedale militare per il ricovero di convalescenti (già malarici che non potevano essere trattenuti nell’ospedale centrale), inizialmente retto dal Tenente  Dott. Sabbia. Le suore alla fine di marzo lasciarono l’istituto per alloggiare nelle scuole elementari di Collecchio.

Il 2 maggio 1917 le Orsoline, “per tenere un piede in casa” e forse anche per rispondere ad una precisa richiesta delle Autorità militari, rimandarono alcune consorelle nell’istituto nelle Valli “ed assunsero la direzione dell’ospedale. C’era da sgombrare la chiesa del S. Cuore perché occorreva ai soldati. Ogni giorno due suore andavano dall’asilo all’ospedale per aiutare, operando in questo periodo su due fronti. Riprese così la celebrazione della S. Messa per soddisfazione anche delle donne del luogo; per non disturbare i soldati degenti non venivano suonate le campane e né l’harmonium.

 

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Il soldato collecchiese Calisto Montanini, al centro con il bicchiere in mano (foto scattata nei pressi nell’Ospedale militare).

Si registrò un episodio curioso, ma interessante riferito al militare collecchiese Calisto Montanini, assegnato all’ospedale non come ricoverato, ma come componente del reparto della Sanità per scorta ed assistenza: “Il soldato Montanini che colle scale coprì la nicchia del S. Cuore e levò tutti i voti appesi attorno all’altare, quando chiudemmo la chiesa, ci fece avvisare che voleva lui l’onore di scoprire il S. Cuore e di appendere i voti dei fedeli. Era così commovente vedere quel soldato a fare le cose con tanto rispetto, mentre si preparava tutto per riaprire la chiesa. Il 28 maggio lesse ai piedi del S. Cuore la consacrazione della sua famiglia e ci assicurò che provò una sì grande consolazione, mai provata simile in tutta la sua vita”.

Le Orsoline si prodigarono per fornire conforto religioso ai militari degenti. Le memorie del tempo narrano: “Le Orsoline destinate al servizio dalla Priora Madre Zileri erano pronte ad accogliere i poveri malati convalescenti, disposte ad usare loro tutta la finezza della carità che arde nei loro cuori. Sono entrati oggi novanta convalescenti che hanno potuto fare a piedi il tratto dalla stazione ferroviaria al collegio. L’ospedale era retto da un Tenente e da un Capitano. Appena i soldati stavano meglio li cambiavano con altri e ciò accadeva spesso. Le Orsoline si prestavano, oltre che per i riti religiosi, per il guardaroba, la cucina e la distribuzione del cibo. La Madre superiora, Giuseppa Teresa Pellizzari, li considerava come figlioli e faceva tutto il possibile per il loro bene. Fu poi una fortuna avere, per tutta la durata dell’ospedale, un degnissimo sacerdote come cappellano che fece tanto per tutti i soldati ivi ricoverati; ogni giorno egli celebrava la S. Messa nella chiesa del S. Cuore e vi erano sempre alcuni soldati che si prestavano anche per servire. Si conserva un quaderno* in cui sono scritti i nomi dei soldati che hanno fatto la consacrazione al S. Cuore con le date; sono oltre 650”.

Nei vari turni di ricoverati si avvicendavano dai 180 ai 200 soldati; nel complesso nell’ospedale delle Valli  ne transitarono oltre quattromila.

Certamente il servizio cui era stato destinato l’edificio delle Valli non era, per molti versi, compatibile con la struttura che era stata progettata e costruita per ospitare un collegio di ragazze. Si presentò ben presto il problema delle fognature evidentemente sottodimensionate per le nuove esigenze; pertanto il Genio Militare, a firma del Maggiore C. Caproni, inviò una lettera al Comune di Collecchio per comunicare la necessità di effettuare lavori tali da garantire il regolare deflusso delle acque. L’imprenditore Ludovico Saccardi ebbe l’ordine dal Genio Militare di eseguire le opere “per indeclinabili esigenze igieniche” senza attendere il parere del Comune. Il Regio Commissario Ettore Bonetti, che reggeva il Comune di Collecchio, negò il permesso con una comunicazione nella quale si rilevava “non posso tollerare che si continui ulteriormente a scaricare acque impure in fossi stradali”.

Le esigenze militari però ebbero la precedenza in spregio alle normative igieniche allora in vigore. Il fosso (o meglio il canale come è chiamato tutt’oggi) a cui si riferisce il Regio Commissario continuò ad essere collettore di acque inquinate ed infette provenienti soprattutto dalle latrine dell’ospedale militare. I rapporti fra l’Autorità militare ed il Comune di Collecchio rimasero a riguardo tesi; si ebbero scambi epistolari certamente “non teneri”. L’Autorità militare non accettò le osservazioni del Regio Commissario al quale rispose il Colonnello medico Cavallari, Direttore dell’ospedale militare di Parma respingendo ogni responsabilità.

L’8 marzo 1918 il Prefetto di Parma Dott. Adolfo Cotta scrisse al Commissario del Comune che la Direzione di Sanità del Corpo d’Armata di Genova avrebbe soppresso l’ospedale non appena fosse stato possibile concentrare i ricoverati malarici altrove

Il 22 marzo del 1918 morì nell’ospedale militare di Collecchio, per malattia, il soldato del 2° Reggimento Bersaglieri Costantino di Antonio, classe 1883, originario di Atessa, oggi in provincia di Chieti.

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Barbiere in “grigioverde”; foto probabilmente scattata presso l’ospedale militare di Collecchio durante il primo conflitto mondiale; il primo a sinistra è il collecchiese Adolfo Savi (foto dal libro “Collecchio come eravamo” di Ubaldo Delsante).

Mentre la guerra volge all’epilogo un altro flagello si abbatte sul mondo: la terribile epidemia denominata “spagnola” miete migliaia di vittime anche in Italia. Nell’estate del 1918  il morbo  subdolo e sconosciuto fa strage soprattutto sulle popolazioni più giovani; nessun medico è in grado di guarire le persone colpite dalla malattia.

Vengono messi in atto i più strani provvedimenti come amuleti, rullo di tamburi, cimbali, aglio, olio di ricino, tabacco, alcoolici di ogni tipo e gradazione, ma senza risultato. Taluni spalancano porte e finestre, altri si tappano in casa chiudendo ermeticamente ogni fessura.

I rimedi ufficiali sono quelli utilizzati allora per affezioni bronco – polmonari: chinino, canfora, benzoato di sodio e fumi di zolfo; si usano perfino oppio e morfina.

Gli esiti sono sempre negativi. Sono proibiti gli ammassamenti di persone, anche i funerali.

L’origine vera del morbo e tuttora rimasta ignota.

A Parma la situazione è particolare; alcuni giornali nazionali danno la notizia del diffondersi della “spagnola”, mentre quelli locali negano e tacciano di disfattismo coloro che parlano dell’epidemia; anche l’Ufficio d’Igiene del Comune ha l’ordine di non allarmare la popolazione. Ma la malattia è ben diffusa fra i civili e fra i militari che sono numerosi sul territorio essendo Parma e provincia retrovia del fronte. Negli ultimi cinque mesi del 1918 si registrano 918 decessi dovuto all’epidemia (in Italia si contano circa 600.000 morti).

A Collecchio si verificò un primo caso in un rustico situato nei pressi dell’ospedale militare delle Valli, ma oramai di malati ce n’erano tanti e dappertutto. Venne così l’ordine di preparare 250 letti per i soldati colpiti dal morbo; nell’ospedale furono utilizzati anche i corridoi.

I soldati infermi partirono da Parma dall’ex convento dei Servi (già citato in precedenza) portandosi in treno a Collecchio il 16 agosto; giunti in stazione fecero  a piedi la strada fra essa e l’ospedale delle Valli diffondendo il contagio nel paese. Da testimonianze delle suore Orsoline si sa che diversi morirono quasi subito (erano nella maggior parte alquanto giovani, soldati delle classi 1900 e 1901).

*(mai ritrovato)

I decessi si protrassero fino al 6 novembre 1918. Sotto è riportato l’elenco dei 16 deceduti:

Cognome e nome Data della morte Età
Serra Attilio 21 agosto 18
Scotti Carlo 22 agosto 17
Marcassola Carlo 22 agosto 18
Berrini Egidio 23 agosto 18
Ronzoni Guido 24 agosto 17
Lazzarini Lauro 27 agosto 18
Ceccarelli Primitivo 28 agosto 23
Tonoli Giovanni 29 agosto 18
Del Vigna Primo 29 agosto 18
Petrolani Vincenzo 31 agosto 18
Lezzano Arturo 1 settembre 17
Gavelli Armando 8 settembre 18
Pierobon Luigi 25 settembre 18
Di Bacco Domenico 6 ottobre 28
Gottofredi Angelo 8 ottobre 43
Gaglione Gennaro 6 novembre 18

Gli ultimi militari lasciarono l’ospedale delle Valli durante la Pasqua del 1919; i Comandanti fecero portare via tutto il materiale dal luogo di ricovero. Oltre ai 16 militari morirono a Collecchio anche 85 civili.

N.B. – E’ il caso di segnalare che dal 18 novembre al 18 dicembre 1918 funzionò un piccolo ospedale militare, forse a seguito dell’epidemia di “spagnola”, ad Ozzano Taro nella villa Casalino di proprietà di Torregiani, al cui servizio erano adibite tre suore delle Piccole Figlie.

Nel cimitero di Collecchio si conserva la lapide del soldato Camillo Soncini, classe 1890, morto di “spagnola” in luogo imprecisato il 14 novembre 1918.

Durante la prima Guerra mondiale anche la casa di S. Michelino delle Orsoline dal 3 novembre 1915 fu requisita per trasformarla in ospedale militare degli Ufficiali; i locali furono completamente liberati dalle suore, dagli insegnanti e dai convittori.